Ecco quanto ha influito il lockdown sulla qualità dell'aria lungo l'autostrada del Brennero



Nel periodo di lockdown, dal 9 marzo al 3 maggio 2020, le misure imposte per il contenimento della diffusione del COVID-19 hanno fatto registrare un forte calo dei transiti lungo l’A22, con la riduzione di circa il 92% di veicoli leggeri e il 42% di veicoli pesanti. Il che ha avuto delle ricadute benefiche sull’aria che respiriamo, specialmente a ridosso dell’autostrada nonché delle principali arterie viarie della provincia.

Da uno studio condotto dalle Agenzie provinciali per la protezione dell’ambiente di Trento e di Bolzano, assieme ad altri partner del progetto LIFE BrennerLEC, è emerso che la concentrazione misurata a bordo autostrada di biossido di azoto NO2, inquinante direttamente legato al traffico, si è ridotta di circa il 50% rispetto alla media dello stesso periodo nel triennio precedente. A partire da qualche decina di metri dal bordo carreggiata questa riduzione è andata attenuandosi attorno al valore del 40%, un calo comunque significativo e riscontrato anche nelle stazioni di misura di fondo non direttamente esposte al traffico.

Le stime delle em


issioni di ossidi di azoto (NOx) e di anidride carbonica (CO2) effettuate sulla base della riduzione del traffico, hanno evidenziato un calo rispettivamente del 66% e del 64% se confrontate con quelle dello stesso periodo del triennio precedente.

Il progetto ha permesso di approfondire anche il comportamento di un altro inquinante, il black carbon, un componente del particolato che deriva sia dalla combustione dei motori, sia dalla combustione della biomassa. Attraverso uno strumento di misura chiamato “etalometro”, collocato presso la stazione di monitoraggio a bordo autostrada nella zona di Rovereto, è stato possibile distinguere le due diverse componenti.

Analogamente a quanto osservato per il biossido di azoto (NO2,) anche per la componente di black carbon derivante da motori e combustibili fossili (derivati del petrolio) si nota un’importante riduzione media superiore al 57% in corrispondenza del periodo del lockdown.

Al contrario, interessante è notare come la componente del black carbon legata alla combustione della biomassa abbia invece subito un aumento del 5% rispetto al triennio precedente, dato verosimilmente da correlare all’incremento dell’utilizzo dei riscaldamenti domestici per effetto della limitazione delle attività lavorative e alla maggior permanenza di cittadini e lavoratori in smart working nelle proprie abitazioni.

Visti i risultati di grande interesse, anche in merito ad un inquinante ancora poco misurato come il black carbon, lo studio è stato inserito all’interno del Report“La Qualità dell’Aria in Italia” del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) che è stato recentemente presentato a livello nazionale.




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