Come cambierà la geografia economica a seguito della pandemia?




La pandemia di Covid ha drasticamente influenzato il funzionamento dell’economia mondiale. Quante modifiche potrebbero essere permanenti? Le innovazioni adottate per necessità potrebbero portare a grandi cambiamenti nel modo in cui funzioneranno le economie in futuro? Introdotto da Tito Boeri un dialogo frizzante tra l’economista Michael Spence, Premio Nobel per l’Economia nel 2001 e Robert Johnson - Presidente di INET – Institute for New Economic Thinking per una visione ad ampio raggio di quello che sta accadendo

TRENTO – Che cosa possiamo aspettarci da questo cambiamento tecnologico?

Robert Johnson, presidente di INET, ha introdotto l’argomento puntando l’attenzione sul ruolo che riveste l’Institute for New Economic Thinking, in sigla INET, delineando un quadro di quello che sta succedendo. I cambiamenti sono stati “accelerati” da un punto di vista tecnologico dalla situazione contingente data dalla pandemia di Covid 19. L’Economia Asiatica sembra esserne uscita bene e rapidamente, ma turismo e viaggi internazionali per ovvi motivi sono in seria difficoltà. Caso singolo è quello dell’India dove l’economia è in fase di ripresa, ma il virus continua a diffondersi in maniera consistente. E’ abbastanza evidente – ha detto Johonson – che l’economia, anche a causa delle situazione contingente, non abbia potuto fare passi avanti. 

Per Spence, la comunità biomedica ha fatto di tutto per stemperare le tensioni, anche in tema di vaccini, molto attuale di questi tempi. La scienza e la medicina dovrebbero essere al di sopra delle tensioni politiche, ma la gestione del comune sentire durante la pandemia non ha aiutato. Riguardo alla tecnologia digitale, è evidente che la pandemia abbia dato una marcia avanti, ma ci sono percorsi frammentati e dei gap digitali che ancora non sono stati colmati. Senza dimenticare che la grande quantità di dati a disposizione implica anche una questione di privacy e rimane fondamentale la fiducia dell’utilizzatore, nel tracciamento dei dati, perché è abbastanza evidente che in ogni cosa gli individui vengano targhetizzati e classificati. E’ innegabile che l’intelligenza artificiale possa essere di supporto in diversi settori, primo su tutti l’istruzione scolastica a distanza, ma ci siamo mai domandati quanti studenti in realtà restano indietro perché non sono sufficientemente “tecnologici”?  La tecnologia è vero può offrire tanto, ma al tempo stesso può spaventarci. Ma non possiamo fare a meno della tecnologia. Siamo in un momento di transizione e prima di tutto bisogna colmare le lacune, a partire dal tecnologico. 


Per Johnson sono molte le sfide comuni che si possono affrontare insieme, a cominciare dal cambiamento climatico. L’impegno per un’economia green, ad esempio, il ruolo delle tecnologie nello sviluppo dei mercati in aggiunta. Sono tutti fattori che condizionano non poco le scelte politiche. Ma in tal senso la tecnologia può essere un valido supporto. Le nuove tendenze si aggiungono alle sfide passate, e quello che si sta colmando a livello di gap informativo e di privacy può essere colmato con uno stretto consulto con il mondo accademico ed economico, che non deve mai mancare. Chi amministra, non può fare a meno di prestare attenzione alle nuove generazioni.Che secondo Johnson hanno il compito di correggere gli errori dei predecessori. Malgrado l’ondata di nazionalismo, le comunità europee ed internazionali risultano, purtroppo, ancora molto distanti dal sentire comune. Un accenno poi, è stato fatto alle grandi multinazionali tecnologiche come Alibaba ed Ebay, che attraverso la tecnologia e un rating dato dagli stessi utenti, hanno potuto infondere fiducia nei consumatori e aggiungere pagamenti sicuri con le dovute garanzie. Questo è un esempio di come le imprese anche avvantaggiandosi di un mercato digitale possano acquisire fiducia dai consumatori. 

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