Viaggio nella Contrada Taliana, una delle vie di Pergine più note e ricche di storia


La vecchia fontana in fondo alla strada

A Pergine Valsugana Via Maier (anche Mayer o Majer) era un tempo la “Contrada Taliana” in contrapposizione alla “Contrada Todesca” (Via Battisti – Mercatello o Marcadel)...


di LINO BEBER

Tale denominazione fu introdotta prima del ‘500 e ricorda i gruppi italiano e tedesco esistenti nella borgata, soprattutto durante l’attività mineraria (XV–XIX sec.).

Con il Concilio di Trento (1545-1563) la via assunse l’aspetto rinascimentale che la caratterizza diventando uno dei migliori esempi della tipologia architettonica che fiorì nel Principato Vescovile all’epoca di Bernardo Clesio e del suo successore Cristoforo Madruzzo.

La via ha una larghezza media di circa 10 metri, da cui le deriva anche il toponimo di “Via Larga” (= Contrada lata).

Tommaso Maier per tradizione è presentato come il promotore della bonifica dei Paludi e ricordo che a scuola era presentato in tale veste creando il mito del personaggio. In realtà nel 1978 il professor Nino Forenza, scrivendo la storia documentata della bonifica dei Paludi mise in evidenza che, se di Maier fu la proposta delle divisione dei Paludi bonificati, non va dimenticato che la sua azione non era guidata da puro spirito filantropico, ma dal proprio interesse. In un articolo del quotidiano “Il Brennero” di venerdì 27 agosto 1937, forse a firma di Mario Paoli (1900-1968), all’epoca caporedattore del giornale, si legge: «La più bella e la più ampia delle vie cittadine è indubbiamente ancor oggi la via Maier ricordata anche sotto la vecchia e caratteristica denominazione di “Contrada Italiana”. Purtroppo tale via ha perso ai giorni nostri molta importanza tanto da poterla classificare tra le secondarie sia per il transito ridotto al minimo come per il fatto che in essa non vi ha sede nessun ufficio importante. La nobile e aristocratica contrada di un tempo ha assunto un aspetto dimesso, non certo conveniente al passato glorioso. Nell’epoca moderna la linea del traffico si è spostata portandosi in via Pennella. Via Battisti e via Crivelli conservano ancora la loro vecchia importanza in maniera che queste tre arterie formano si può dire tutta l’ossatura attraverso cui si svolge il movimento. [...] Non mancano opere di carattere artistico e storico, numerose sono le pitture che meritano di venir conservate. Via Maier nei suoi edifici, alcuni dei quali insigni per antico casato, per bellezza di ambienti e opere d’arte non sufficientemente valorizzate, ha ospitato numerosi personaggi che parteciparono verso la metà del secolo XVI al Concilio di Trento».

Partendo dall’alto da piazza Mario Garbari, un tempo denominata via delle Scuole, a sinistra troviamo il palazzo Gentili-Crivelli con i portici; un tempo apparteneva al nobile Giuseppe Maria Gentili a Martinsbrun (1762-1851), sindaco e archivista ricordato con un monumento funebre anche in fondo alla chiesa parrocchiale e successivamente proprietà della famiglia dei conti Crivelli.

Proseguendo, dopo l’inizio di via Rusca, sempre sulla sinistra c’è la casa dei nobili Rusca de Tamagnis arrivati a Pergine nel 1450 e ora estinti; sulla chiave di volta dell’artistico portale lo stemma porta inciso Francesco Rusca, che era nato nel 1519. Il nome dell’ebreo Rusca è legato all’ultimo membro di questa famiglia, ritenuto ricchissimo in vita e che alla morte non lasciò nulla a nessuno; nacque così la leggenda del tesoro dei Rusca, che si sospettava fosse nascosto chissà dove. Furono fatte ricerche nella dimora di campagna di Roncogno, ma senza risultato.

Continuando troviamo i palazzi Sartori e Grandi, un tempo unica proprietà dei nobili baroni Hippoliti. Sul portale di casa Grandi lo stemma dei Crivelli con l’aquila e il crivello, sotto il quale è inciso 1882, il così detto “anno della fame”, anche se non fu l’unico chiamato in tal modo. All’esterno non presentano nulla di artistico, mentre all’interno presentano sale spaziose e riccamente decorate.

Segue il palazzo dei nobili Baroni a Prato con lo stemma della famiglia con la colomba sulla chiave di volta del portale e un affresco con Madonna in trono e santi attribuito al pittore Marcello Fogolino (1480 ca – 1558).

Un altro stemma degli a Prato si trova sopra il portale di entrata con merlatura. Diventò poi proprietà della famiglia Paoli e, in seguito a donazione delle sorelle Albina e Isolina Paoli, fu trasformato in orfanotrofio femminile e successivamente in dimora d’abitazione. Al piano terra del palazzo per lungo tempo ci fu il panificio Brugnara.

Dopo il vicolo Castello, dove all’inizio sulla destra c’è una fontanella di pietra, un tempo collocata in via Maier, troviamo palazzo Vipper o Viper (sec. XV-XVI) caratterizzato al primo piano da una trifora e da 4 monofore di pregevole fattura. Fu abitazione di Peter Fitzer (o Fizer o Fizzer o Pfitzer), giudice minerario dal 1569 al 1587.

Seguono altre dimore di scarso interesse artistico fino a casa Anderle “Pinter” con portale arricchito da affresco con san Floriano, san Francesco d’Assisi e sant’Antonio da Padova (1760) e tra le finestre del secondo piano gli stemmi di Ferdinando I re dei Romani, di Carlo V imperatore, dei conti del Tirolo e un frammento dello stemma del Principe Vescovo e Cardinale Bernardo Clesio.

Sorge poi la dimora dove al pianterreno un tempo c’era la falegnameria e mobilificio di Carlo Fontanari e Figli, seguono altre case con portali d’accesso e alla fine un palazzo, trasformato in “Caserma Margoni” durante la Grande guerra e nella scuola di avviamento professionale e poi scuole medie e ora “Pizzeria-Ristorante Vecchia Pergine” al pianterreno.

Segue via Pontara e a chiusura della strada un grande palazzo (sec. XVIII) dimora del giudice Giovanni Rimer (1871-1960).

Risalendo via Maier sulla sinistra la casa dei maniscalchi Lunelli “Lorenzeti” con un singolare portale di forma goticheggiante (inizio '500) e la facciata con l'affresco Madonna con il Bambino e sant’Antonio da Padova (1766) e da una meridiana a tempera (sec. XVIII). Segue casa Alessandrini con portale d’entrata in pietra seguita da un grande edificio con, tra primo e secondo piano, l'affresco dello stemma della famiglia Polacco, legata al mondo minerario, che nel 1686 fece ampliare la chiesetta di san Rocco e nel 1688 istituì un beneficio di messe da celebrarsi nella chiesetta.

Proseguendo s’incontra un altro grande palazzo con il portale alla cui volta vi è il monogramma di Cristo (JKS = Gesù Cristo Salvatore), una serie di monofore e una bifora al primo piano e quattro monofore al secondo piano. Seguono poi edifici che un tempo al pianoterra ospitavano botteghe, tra le quali la più nota era quella dei Fracalossi e subito dopo una casa dove tra il primo e secondo piano c’è affrescato lo stemma della nobile famiglia Wolkenstein.

Continuando e alzando gli occhi al cielo tra il primo e secondo piano dell’edificio, dove si trova il bar Bono, osserviamo lo stemma affrescato di Antonio Alessandrini (1660-1734) con la scritta latina “Antonius quondam Andreas Alexandrini civis tridentinus aedificari iussit 1721” (Antonio figlio di Andrea Alessandrini di Trento ordinò di costruire 1721).

Seguono l’edificio con portale che riporta anno 1705 e in un locale del sottotetto è conservato lo stemma in gesso della nobile famiglia Eccher dall’Eco e Marienberg (= Montemaria).

Prima del vicolo Gramatica il palazzo con portale che sulla chiave di volta porta l’anno 1764 e dopo il vicolo tre edifici rimessi a nuovo, il primo dei quali noto come casa Perini, e si arriva così di nuovo in piazza Garbari.

Ricordo, infine, che un tempo nel mezzo della strada scorreva la “roggiola” e ai due capi della via un tempo c’erano due fontane, una nella piazza delle Scuole e una in fondo a via Maier, che furono rimosse, e quest’ultima nel 2010 è stata riportata all’antico splendore in parte rinnovata (le due vasche) e in parte restaurata (la colonna).


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