«Tante incertezze nella ripartenza economica, gli esiti della crisi difficilmente prevedibili»


L'economista francese Olivier Blanchard



TRENTO – Quella causata negli ultimi tre mesi dal lockdown mondiale «è una recessione molto diversa rispetto a quelle che abbiamo vissuto in passato, per questo è davvero difficile fare previsioni». A sottolinearlo è stato Olivier Blanchard, economista francese di fama internazionale, che ieri pomeriggio ha dialogato con Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento, nel corso di una conferenza online.


«Tornare alla normalità, al 100% di come eravamo prima – ha detto Blanchardsarà molto complicato a causa dell’incertezza che c’è ancora rispetto alla pandemia. Ad esempio molto dipenderà da quando diventerà irrilevante il distanziamento sociale o se troveremo il vaccino o la cura, non sappiamo se sarà tra sei mesi o tra due anni. Un ristorante magari per sei mesi sopravvive per due anni no».


«E’ importante – ha proseguito l’economista francese –  cercare di capire se avremo uno shock più temporaneo o definitivo. La disoccupazione ci metterà un po’ a diminuire e bisognerà proteggere i lavoratori fino a quando la crisi non sarà superata. Molte aziende poi avranno bisogno di liquidità, ma le banche in questa situazione d’incertezza non saranno così disposte a fare prestiti. I programmi di garanzia dei prestiti dovrebbero essere mantenuti anche quando le incertezze diminuiranno. Ciononostante avremo aziende che falliranno a causa dei debiti, pur avendo una certa redditività, bisognerà trovare un modo per ristrutturare velocemente le aziende che hanno debiti, ma che hanno comunque redditività e dunque un futuro».


Infine l’Europa, Blanchard, incalzato da Boeri, ha evidenziamo come non siano necessarie nuove tasse, ma come serva invece un maggiore coordinamento fiscale a livello europeo. «Credo questo sia il compito di Gentiloni, il Commissario europeo all'economia, nei prossimi anni. Vanno bene la web tax o la tassa sulle multinazionali, ma il rischio è quello di generare una competizione fiscale fra i vari Paesi, quindi riuscire a coordinarsi, – ha concluso Blanchard – sarà molto importante».




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