Quel volo misterioso nei cieli della Valsugana

Aggiornato il: feb 24


Claudio Devigili nel libro “ Il mistero del bombardiere americano B-24J caduto il 29 marzo 1944 a Baselga di Piné” (Temi 2012) fa luce su un fatto che ha interessato la zona dell’altopiano di Pine e il Perginese durante la seconda guerra mondiale.


In data 10 settembre 1943, Adolf Hitler aveva ordinato l’occupazione delle province italiane di Belluno, Bolzano e Trento da parte del Terzo Reich, andando a costituire la Operationszone Alpenvorland, ovvero la Zona operativa delle Prealpi, sottraendola al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva. La ferrovia del Brennero era l’unica via diretta per rifornire le truppe tedesche che combattevano in Italia contro gli Alleati.

L’aeroplano americano, un quadrimotore B-24J “Liberator” battezzato “Hobo Queen” (la regina degli Hobo, che negli USA sono quei vagabondi che trascorrono volontariamente la loro vita in continui cammini e raccontati in molti film americani mentre viaggiano clandestinamente sui treni merci che si muovono nelle vaste praterie del West), era comandato dal giovane sottotenente pilota Joseph Younger e a bordo c’erano altri 9 aviatori americani, in gran parte giovani ventenni.

Per il raid su Bolzano di mercoledì 29 marzo 1944 i piloti erano stati informati che il pericolo maggiore era costituito dalla FLAK, dotata di 48 cannoni antiaerei a difesa dello scalo merci della linea ferroviaria del Brennero.

Verso le 12.15 il bombardiere, impegnato in un’azione bellica contro lo scalo ferroviario della città di Bolzano, fu seriamente colpito dalla FLAK tedesca mettendo fuori uso due motori. Mentre il velivolo perdeva gradualmente quota, il pilota tentò, dando la massima potenza ai due motori ancora funzionanti, di riportare l’apparecchio sulla rotta di ritorno verso la base di partenza situata a Manduria (Taranto) sorvolando la Bassa Atesina e poi la valle di Cembra. Giunto a quota molto bassa in prossimità dell’altopiano di Piné e della piana di Ciré di Pergine, il pilota cercò la zona migliore per il lancio con il paracadute in un posto sicuro e, dopo aver inserito l’avvisatore acustico e visivo di abbandono del bombardiere, regolò i comandi tramite l’autopilota e il primo gruppo di 6 aviatori si lanciò con il paracadute dalla parte anteriore, gli altri 4 uscirono dai portelli laterali o dalla botola situata nella parte posteriore della fusoliera, mentre il quadrimotore andò a schiantarsi sul monte Ceramonte (m 1514) a Sternigo, frazione di Baselga di Piné.

Purtroppo per i dieci paracadutisti poche erano le speranze di poter sfuggire alla cattura essendo facilmente individuabili durante la lenta discesa con i paracaduti. Infatti, anche se in momenti diversi, tutti dieci vennero catturati dalla polizia tedesca che presidiava la regione, nonostante i vari sforzi compiuti della popolazione locale per sviare le ricerche, tra cui va ricordato l’autentico giallo di un finto funerale di due aviatori.

Il parroco don Giuseppe Vergot, forse ispirandosi alla Traviata di Puccini nella quale Violetta canta: «Oh, la bugia pietosa al medico è concessa», e quindi anche al sacerdote, volle forse coprire il tentativo di fuga del sottotenente pilota James Thompson, che fu poi catturato, stilando sul registro dei defunti della parrocchia di Baselga di Piné29 Marzo ore 12.30 Due aviatori americani, in seguito all’abbattersi in fiamme di un quadrimotore da bombardamento colpito dall’artiglieria antiaerea, rimanevano quasi completamente bruciati. I pochi resti mortali venivano raccolti tra i rottami dell’apparecchio in Val del Merlo Ceramont e con pietà cristiana religiosamente sepolti in questo cimitero il giorno 31 c.m. alle ore 11. Non fu possibile conoscere il nome dei caduti. Gli altri componenti l’equipaggio si salvarono gettandosi con paracadute nei pressi di Baselga».

Dopo la cattura furono portati nel campo di prigionia situato a Barth sul mar Baltico in Pomerania (dal polacco “po-morze” vicino al mare; regione storica situata nel nord della Polonia e della Germania sulla costa meridionale del mar Baltico) e nell’estate del 1945 furono tutti liberati e riportati in patria.

I dieci paracadutisti finirono il loro volo di salvezza in varie zone del Perginese e precisamente tre planarono, sorvolando sul castello, a Zivignago e uno in località “Mezadoi” tra Viarago e Mala, altri sull’altopiano di Piné. Interessanti sono le testimonianze, raccolte nel libro di Devigili, di alcune persone che hanno assistito al fatto.

Fiore Fedrizzi (classe 1911) ha ricordato di aver recuperato dai rottami dell’aereo del rame, dal quale «ricavai il verde-rame per dar su alle vigne, mai avuto di così buono».

Ettore Franceschi (classe 1924) ricorda che don Vergot venne a ordinare due o tre bare – più cassette che bare – a suo padre che era falegname per seppellire gli aviatori caduti in Ceramont.

Francesco Follador (classe 1926) all’epoca aveva 18 anni e fu testimone oculare dell’arresto di alcuni membri dell’equipaggio. Uno planò sul Doss del Sass nei pressi di Miola, dove oggi sorge lo stadio del ghiaccio, un altro sul dosso di Miola e il terzo vicino a Bedolpian; tutti furono arrestati e portati a Trento.

Don Giovanni Avi (classe 1930) all’epoca era seminarista presso il Seminario minore, che da Trento era “sfollato” a Pergine alla Provvidenza (oratorio femminile) e vide l’aereo che virava verso il Pinetano, mentre 2 o forse 3 paracadutisti planavano nella zona di Zivignago.

Fernando Tomasini (classe 1939) all’epoca aveva 5 anni e già grande era la sua passione per gli aerei, che conserva tuttora. Nel suo ricordo: «A un certo punto nel cielo si vedono ondeggiare tre calotte, di colore rosato che scendono lentamente a terra, due in direzione del castello di Pergine e una che poco dopo scompare dietro la collina, in direzione di Zivignago». Anche la futura moglie di Fernando, Maria Grazia Giurato, ricorda il fatto e che un paracadute fu nascosto e poi diviso tra alcune persone di Zivignago e trasformato in camicette.

Nel 2001 Fernando Tomasini ha pubblicato un libro “Quaderno sulla storia dei piloti perginesi volati avanti” promosso dalla sezione di Pergine Valsugana dell’Associazione Arma Aeronautica.

La storia del bombardiere americano è un’occasione per ricordare anche i loro nomi.

1. Maggiore pilota Erardo Fruet (1902.1980): coniugato con Pierina Malesani, i figli Clara e Gianfranco. Dietro al Municipio di Pergine c’è la piazza a lui dedicata, dove un tempo c’era l’orto prima della famiglia Cerra e poi dei conti Crivelli.

2. Maresciallo pilota Giovanni Zorn (1909-1944): fu abbattuto nelle vicinanze di Monaco a Schongau mentre pilotava, per ordine dei Tedeschi, aerei dalla Pianura Padana verso la Baviera. Giovanni era figlio di Giuseppe e Vittoria Devigili e coniugato con Angela Mascheroni.

3. Maresciallo pilota Giovanni (“Nino”) Torgler (1910-1947): coniugato con Alma Refatti, i figli Giorgio e Lucio.

4. Generale di divisione aerea Pio Tomaselli (1914-1998): coniugato con Carla Dall’Oglio, la figlia Ottavia.

5. Sergente Maggiore pilota Bruno Dellai (1918-1942): fu abbattuto nel cielo del Nord Africa a Bir el Hacheim: era figlio di Enrico e Fiorina Berlanda.

6. Capitano pilota Giuseppe Lazzeri (1941-1969): nato a Ischia di Pergine e deceduto il 30 agosto 1969 per annegamento in incidente di volo nel cielo di Cervia.



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