Perché uccisero Pier Paolo Pasolini? Ve lo dice il Mart on web con "L’inchiesta spezzata"



Sarà in diretta streaming l’incontro con la giornalista d’inchiesta Simona Zecchi. L’appuntamento è inserito nel palinsesto Caravaggio, Pasolini e altri corsari, programmato dal Mart per approfondire i temi della mostra Caravaggio. Il contemporaneo, in collaborazione con Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento.

A Rovereto il capolavoro di Caravaggio il Seppellimento di Santa Lucia dialoga con l’opera di Alberto Burri e con la figura de poeta Pier Paolo Pasolini. Come spiegato da Sgarbi in occasione dell’inaugurazione: «nel Novecento il realismo caravaggesco pare incarnarsi nella figura di Pier Paolo Pasolini». Affascinato dalla figura di Caravaggio fin dai suoi studi giovanili con Roberto Longhi, Pasolini condivide con il maestro seicentesco l’attenzione per i tipi umani e l’approccio crudo e realista che caratterizzano le descrizioni delle borgate. Le affinità tra i due emergono anche nelle rispettive vite, segnate da scandali, cesure, eresie, problemi con la giustizia e da morti violente e premature. Tra le opere dell’artista Nicola Verlato e del fotografo Dino Pedriali, in mostra il confronto Caravaggio-Pasolini è approfondito da una consonanza che ruota attorno al tema del martirio, con il quale l’esposizione si apre e si chiude. Dal martirio della santa al martirio del poeta.

È infatti possibile leggere il delitto Pasolini, su cui l’Italia deve ancora far luce, come un martirio contemporaneo per i moventi, per l’efferatezza e per la crudeltà. In mostra trovano collocazione alcune fotografie del cadavere del poeta, provenienti dai fascicoli giudiziari del procedimento penale. Proprio da questi documenti, e da decine di altre fonti e testimonianze, muovono i recenti saggi della giornalista d’inchiesta Simona Zecchi che al massacro di Pasolini ha dedicato anni di studio e di ricerche.

In Pasolini, massacro di un poeta e nel L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini, Zecchi ricostruisce il «massacro tribale»: l’accerchiamento politico e criminale che causò la morte del poeta, il 2 novembre 1975.

La tesi di Zecchi è che Pasolini fu ucciso per ciò che sapeva, vittima di una vera congiura: l’autrice sottolinea come l’intellettuale avesse negli ultimi tempi abbandonato il linguaggio della poesia in favore di uno “giornalistico”, per indagare sulla strage di piazza Fontana e sui responsabili di quel “piano di destabilizzazione atto a stabilizzare il Paese (verso una posizione centrista o autoritaria a seconda delle cordate che avrebbero prevalso)”.

Venerdì 27 novembre alle ore 18.30 Simona Zecchi presenterà il suo ultimo libro ai follower del Mart, sul profilo Instagram del museo.

L’incontro sarà condotto dalla giornalista Susanna Mandice, ufficio stampa del museo.


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