La riflessione di Bruno Lucchi: "Sarà difficile dimenticare"



LEVICO TERME - L'imprevisto ha messo a soqquadro la nostra vita. La nostra quotidianità è cambiata, le nostre abitudini. L'incerto ha scardinato le nostre giornate, le nostre relazioni.

Facebook, whattsapp, mail, telefonate, video-chiamate, uniche porte e finestre aperte sul mondo esterno, quando si è rinchiusi tra le quattro mura di casa.

Gli innumerevoli messaggi inviati e ricevuti, mi hanno permesso di scambiare idee con altri artisti, di comunicare con parenti e mantenere i contatti con amici.


Sarà difficile dimenticare.

Resterà nella memoria la Generazione che nel dopoguerra ha ricostruito l’Italia e che è scomparsa senza la possibilità di un saluto, di una parola di conforto o di una cerimonia di commiato.

Permettetemi di condividere una poesia inviatami dall'amico Gianni.

Un breve inno dedicato ai soggetti più fragili di questa ondata epidemica.

                  Ciao,

                 Generazione silente.

                 Te ne sei andata da sola.

                 Senza un saluto, una carezza,

                 una parola di conforto.

                 Una stretta di mano, uno sguardo.

                 Te ne sei andata senza far rumore.

                 Senza fiato.

                 Senza nulla, come la tua vita. 

 (Gianni Sicoli)

Sarà difficile dimenticare.

Innumerevoli i pensieri che mi frullano in testa. E', confesso, abitudine quotidiana anche in “tempi non sospesi”. Ma la realtà che stiamo vivendo costringe a molteplici riflessioni.

Mi ha colpito, in particolare, una notizia diffusa dai media: “Il corona virus ha provocato, in poco più di due mesi, un numero di morti cinque volte superiore ai cinque anni di bombardamenti sulla città di Milano durante l'ultima Guerra mondiale, superando in Italia i 30.000 decessi”.

Molti hanno paragonato questo “tempo sospeso” ad una guerra. Personalmente non sono d’accordo, anche se la poesia di Giuseppe Ungaretti, scritta in prima linea sul fronte, “Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”, rende bene l'idea degli effetti causati da questa pandemia. Senz'altro le immagini che giornali e TV hanno mostrato ai nostri occhi, resteranno indelebilmente incise nella nostra memoria negli anni a venire.

Sarà difficile dimenticare,

le mie riflessioni che in questi giorni hanno la forma di costellazione. Sono flash, appunti, intuizioni, parole.

C'è una parola - in particolare - che, ammirando l'intenso e prodigo lavoro fatto da medici e infermieri, mi ha accompagnato in questo tempo, ed è la parola: “Generosità”. Il suo significato è: Nobiltà d'animo che comporta il sacrificio dell'interesse o della soddisfazione personale di fronte al bene altrui”. Pensando alla sua radice, mi piace immaginare che derivi da “Genesi”. Parola che regala un senso di futuro. Di speranza.

Da qui è nato - come artista - il mio slancio creativo. Il desiderio di dare il mio contributo, la mia voce, utilizzando il linguaggio che mi è proprio, quello della scultura.

L'Arte si intreccia sempre con la vita. Per questo è scaturito l'impegno ad elaborare opere che diano senso all'epoca che stiamo vivendo e lascino, con la loro bellezza, memoria nel domani. 

“Gli Artisti sentono la necessità - il dovere, forse - di lasciare un segno, una traccia, nella storia, del tempo che vivono. Il loro lavoro è un invito a ricordare. Sì, perché il rischio è che impallidisca il futuro”. Non so di chi sia questa frase, è un biglietto volante che, da qualche tempo, vaga da un tavolo all'altro nel mio studio. Mi piace e la riporto.

Sarà difficile dimenticare.

E' bastato un imprevisto, un piccolo virus, a bloccare una, cento, mille città.

Il pianeta intero.

Ma non a bloccare l'Arte.

L'arte resiste.

“Soffio di futuro,

- il bimbo di pochi respiri -

che più fragile non c'è.

A difesa di vita il seno di una madre,

calore che non si consuma.

(Angelo Casati)



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