L'uomo dell'urlo che mi regalò i calzettoni...



Marco Tardelli, l'uomo dell'urlo che mi regalò i calzettoni, a dieci anni,

quando hai il mondo in tasca... e nessun pensiero


di FRANCESCO BINDI

Il sole, in quel pomeriggio, stava tramontando sul campetto pieno di polvere e di zolle di terra, affacciato sui palazzi di nuova costruzione, di via Ippolito Rosellini.

Avevamo messo tutto il nostro impegno di bambini e ragazzini, e quello di alcuni genitori, nel costruire quel campetto.

Un’area adiacente alla Facoltà di Veterinaria di Pisa, brulla ma messa a disposizione dal Comune, probabilmente con l’intercessione di qualche adulto: ruspe che spianavano, uomini che ripulivano, e poi gesso, porte, sudore, corse ed entusiasmo di bambini innamorati di Bud Spencer e Terence Hill, e dei tanti idoli calcistici di quell’anno.

Eravamo orgogliosissimi: finalmente potevamo giocare a pallone, con una vera sfera di cuoio, senza dover stare attenti alle automobili che passavano continuamente nella nostra strada, al pallone che finiva sotto quelle parcheggiate, e in quei casi, dovevamo sdraiarci in mezzo a tubi di scappamento e carrozzerie d’auto per recuperarlo.

Pomeriggi interi a giocare a pallone e a ripassare col gesso, il segno delle porte che avevamo disegnate sui muri.

Spesso, in questi frangenti, quando si trattava di...


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