L'occhio attento di Ottone Brentari


Il 4 novembre 1852 nel paese di Strigno venne alla luce Ottone Brentari che avrebbe portato non pochi onori alla Valsugana in qualità di giornalista, scrittore e insegnante. Il padre Michele era un ufficiale giudiziario, convolato a nozze con Elisabetta Negrelli, figlia del famoso ingegnere primierotto che, tra le varie opere, aveva realizzato anche il canale di Suez. A causa della professione del padre, Ottone cambiò residenza varie volte durante la sua infanzia. Lasciata la natia Strigno si trasferì con la famiglia prima a Rovereto, poi a Malé, quindi a Fondo e poi a Cembra. Quando Michele Brentari venne improvvisamente a mancare, la moglie assieme al piccolo Ottone si trasferì a Rovereto, dove il bambino frequentò le elementari e in seguito il liceo classico presso il quale conseguì la maturità nel marzo del 1873. In seguito si iscrisse all'Università di Innsbruck seguendo i corsi letterari, storia e geografia in particolare. Laureatosi a Vienna, Ottone Brentari iniziò a insegnare prima a Rovereto e poi in Istria, nel piccolo centro istriano di Pisino.

Dopo aver conseguito un'altra laurea presso l'Università di Padova, Brentari ottenne il posto di ruolo in qualità di insegnante di Lettere al Ginnasio di Catania. Nel 1870 si trasferì a Bassano del Grappa, dove divenne preside del liceo locale. Fu in quel periodo, nel 1878, che convolò a nozze con Domenica Fusaro.

Amante della cultura – ma non certo dedito a quel "matto e disperato studio" di leopardiana memoria – Ottone Brentari comprese quanto fosse vera la massima latina "mens sana, in corpore sano" e pertanto si fece promotore dello sport all'interno delle scuole.

D'altronde egli stesso appariva un assiduo sportivo, ciclista ed escursionista di prim'ordine, il che assolutamente non cozzava con il suo essere al tempo stesso grande poeta, prosatore, conferenziere e giornalista.

Nel 1887 iniziò la sua collaborazione con il "Bollettino del Club Alpino Italiano". Dal 1890 al 1910 collaborò a numerose riviste, fra le quali "Nuova Antologia", "Tridentum", "Bollettino della Soc. Bibliogr. Italiana"...

Nel 1890 lasciò Bassano per Milano dove si dedicò a tempo pieno all'attività giornalistica, prima al Corriere della Sera, poi – dal 1908 – alla rivista turistico-patriottica "Italia bella", pur continuando a lavorare anche per giornali locali a Trento, Catania, Venezia e Vicenza.

Allo scoppio della Grande Guerra fondò la Lega Nazionale con finalità irredentistiche. L'1 settembre 1920 tornò a Trento per dirigere il quotidiano d'ispirazione liberale "La Libertà", ma fu un'esperienza breve per divergenze con l'editore. Attento osservatore della realtà trentina, schiacciato dalla guerra, dalle difficoltà economiche e da un'amministrazione poco efficiente, nel 1920 tenne a Milano una conferenza dal titolo "L'allegra agonia del Trentino" nella quale pronunciò anche una frase famosa: «Tutto il bene vien fatto male, e tutto il male viene fatto bene».Nel 1921 si candidò nella lista del blocco economico per le prime elezioni politiche della regione. Fu un insuccesso e pertanto si ritirò a Rossano Veneto luogo d'origine della moglie. Morì il 17 novembre di quello stesso anno.

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