Giorgio Dannisi: intervista al patron del Meeting internazionale Sport e Solidarietà di Lignano


Giorgio Dannisi


di GIUSEPPE FACCHINI

Iniziano i giochi della trentaduesima Olimpiade in quel di Tokyo e dal 30 luglio è di scena la regina degli sport, l’atletica leggera. Il Cinque ha intervistato Giorgio Dannisi di Udine, protagonista di questo sport, come atleta, dirigente, allenatore e organizzatore del prestigioso Meeting internazionale Sport Solidarietà di Lignano Sabbiadoro, che ha visto in gara i più grandi campioni olimpici e mondiali. Tanto lavoro, passione e impegno per una vita dedicata all’atletica.


Dannisi, come si è avvicinato all’atletica leggera?

«Ho fatto la prima gara studentesca nel 1962, con la guida Sergio Zanon ho realizzato quasi subito il record italiano di salto con l’asta allievi nel 1965 a 15 anni con 3.94. Ero sempre in campo tutta la settimana e Zanon ci faceva giocare anche a scacchi perché aiutano a concentrarsi. Sono arrivati poi risultati sempre più importanti, l’ingresso nel Corpo dei Carabinieri, l’ISEF e dopo la carriera agonistica il percorso da allenatore e di insegnante di educazione fisica».


E’ stato anche un innovatore in questo sport.

«Abbiamo costituito la Nuova Atletica dal Friuli per fare una attività capillare sul territorio con la promozione giovanile. Abbiamo fondato nel 1973 la rivista “Nuova Atletica” pubblicata fino al 2014 con 249 numeri ed è stata per 42 anni un punto di riferimento per tutta l’Italia. Abbiamo organizzato convegni con i tecnici Fidal, stage in tutta Italia e anche all’estero come in Ungheria».

Come è nato il Meeting di Lignano Sabbiadoro?

«Siamo partiti con il salto con l’asta in piazza come forma di autofinanziamento, e poi delle maratone e nel 1990 abbiamo organizzato il primo Meeting in accordo con il Comune e lì è nato tutto. Già dalla prima edizione ci siamo distinti per l’inserimento nel programma di gare per atleti di livello internazionale insieme a gare per atleti con disabilità e per le iniziative di solidarietà messe in campo insieme all’atletica, una formula che ha fatto scuola. Abbiamo costituito anche la Comunità del Melograno, gestiamo un centro diurno, attività di sport e solidarietà a 360 gradi, collaborazioni a tutto campo».


Perché questa formula?

«Abbiamo scelto una formula impegnativa, costituendo una società di servizi del terzo settore per poter assumere delle figure che seguano tutto l’anno le attività con tante iniziative legate al mondo del sociale, sport con le scuole con migliaia di ragazzi, sport per l’integrazione».


Come vede l’atletica leggera in questo periodo?

«Vedo dei gran bei risultati, di livello medio alto con delle punte notevoli. Bisogna sempre lavorare molto, abbiamo dei buoni atleti. Si lavora molto a macchia di leopardo, ci sono dei centri dove si lavora molto, occorre una regia che non cavalchi il momento ma con una visione di prospettiva. Abbiamo in tutta Italia tante bravissime società e allenatori che fanno miracoli».


Olimpiadi 2021. Quali prospettive per gli azzurri?

«Vincere le medaglie non è facile, ma qualche buona carta l’abbiamo. Su tutti direi il velocista Marcell Jacobs, ha una bella continuità».


Qualche ricordo particolare?

«Ne avrei tanti, ricordo Pistorius che con le sue protesi correva i 200 metri, pioveva ed in curva è andato fuori pista. Tra i tanti momenti belli. il Meeting del 2011 quando ha partecipato l’intera nazionale di velocità degli Stati Uniti che ha realizzato la miglior prestazione mondiale della staffetta 4x100 in 37”90, e poi i ricordi di tutti i grandi campioni che hanno corso con noi, come Calvin Smith, Evelyn Ashford, Michael Johnson, il team giamaicano e tantissimi altri. Ho una memoria notevole che ricorda tempi e misure. Quest’anno sono ritornate da noi Elaine Thompson campionessa olimpica nel 2016 a Rio de Janeiro sui 100 e 200 metri e Shelly Ann Fraser campionessa olimpiaca 2008 e 2012 e quattro volte campionessa del mondo».


Cos’è per lei l’atletica leggera?

«E’ una scuola di vita e la mia vita».




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