Da Borgo allo spazio... ultima frontiera


Christian Lavarian

Dall'incontro di "Pensiero in evoluzione" promosso a Borgo da CRVT, Ist. Degasperi, Biblioteca comunale e Slowcinema, è emerso come esplorare l’ignoto sia da sempre proprio dell’essere umano e lo spazio, in questo senso, rappresenti davvero l’ultima frontiera da raggiungere...


di Ivan Piacentini

BORGO VALSUGANA – Ripartito il ciclo di conferenze Pensiero in Evoluzione, organizzato dalla Cassa Rurale Valsugana e Tesino, dall’Istituto di istruzione Alcide Degasperi, dalla Biblioteca comunale di Borgo Valsugana e dall’associazione Slowcinema.

Una nuova formula – la videoconferenza – ha permesso di riprendere il discorso là dov’era stato lasciato il 21 febbraio 2020, quando con il ricercatore Matteo Cerri si era parlato di ibernazione e viaggi spaziali.

E allo spazio, o meglio allo “Spazio, ultima frontiera”, è stata dedicata la diretta YouTube, con l’intreccio tra scienza e fantascienza raccontato da due ospiti d’eccezione: Christian Lavarian e Tommaso Ghidini.

Il primo, mediatore culturale e coordinatore della sezione di astronomia del MUSE di Trento, è da sempre appassionato di fantascienza e fumetti; è stato inoltre curatore della mostra temporanea “Cosmo Cartoons. L’esplorazione dell’Universo tra scienza e cultura pop”, progettata dal MUSE in collaborazione con il Museo del fumetto WOW di Milano.

Il secondo, invece, dirige la Divisione di Strutture, Meccanismi e Materiali dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) al Centro europeo per la ricerca e la tecnologia spaziale.

Qui, come ha detto l’organizzatrice della serata Sonia Magnabosco, «operano i pionieri dei materiali e l’impossibile diventa possibile».

Primo relatore Lavarian, che ha sottolineato come esplorare l’ignoto sia da sempre proprio dell’essere umano e lo spazio, in questo senso, rappresenti davvero l’ultima frontiera da raggiungere: ad oggi l’umanità ha esplorato da vicino, grazie alle sonde spaziali, praticamente tutto il Sistema Solare; in futuro forse riusciremo a viaggiare tra le stelle. Ma prima di avere i mezzi necessari, questi viaggi emozionanti sono già stati immaginati dalla fantascienza, spesso anticipando con intuizioni sorprendenti la realtà dei decenni successivi.

Non a caso, nel libro La fisica dei supereroi, la fantascienza non è altro che “scienza + tempo”.

Se diamo cioè abbastanza tempo alla scienza per evolvere, raggiungerà un livello di sviluppo che oggi viene considerato fantascientifico.

Fantascienza come anticipazione, dunque, di numerose scoperte e settori d’interesse. Per i viaggi spaziali ad esempio. Jules Verne, appassionato di scienza e tecnica e dei progressi della sua epoca, scrive nel 1865 (più di un secolo prima della storica missione Apollo 11) il romanzo Dalla Terra alla Luna: nel racconto vengono anticipati l’utilizzo dei razzi come sistema propulsivo, i satelliti artificiali e l’ammaraggio come sistema di rientro.

Altre opere hanno seguito questo percorso, preconizzando i sistemi protettivi per gli atterraggi, i materiali resistenti al calore, i raggi laser, le trasformazioni climatiche dei pianeti (Herbert George Wells, La guerra dei mondi –1897).

O ancora (Star Trek) le telecomunicazioni a distanza, la telemedicina, le stampanti 3D e il motore a curvatura (teoricamente possibile).

Ma il filone più affascinante per scrittori e lettori è sicuramente quello legato ad un’umanità che ha imparato a vivere su altri pianeti.

E anche qui, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, alcuni autori hanno avuto delle intuizioni interessanti come gli insediamenti lunari, lo sfruttamento minerario e i supercomputer senzienti. Il punto è: si tratta ancora di fantascienza?

L’intervento di Tommaso Ghidini, in questo senso, è da capogiro. Immaginate di dover costruire una casa sulla Luna; prendere il personale, la strumentazione e le decine di tonnellate di materiale necessari e spedirli nello spazio: impossibile. Ma se si utilizzasse qualcosa già presente sul nostro satellite? Magari con una stampante 3D, alimentata dall’energia solare e che impieghi come materiale da costruzione la regolite lunare (cioè l’insieme di sedimenti, polvere e frammenti in superficie) e la “spazzatura” (metallica e plastica) lasciata dalle precedenti missioni? Fatto. O meglio, già fatto dall’ESA in maniera sperimentale sulla Terra. Ed ecco che, per la prima volta nella storia dell’umanità, abitare lontano dal pianeta diventa qualcosa di concreto. Ma come avverrà questo insediamento? L’ipotesi più probabile è quella di un gonfiabile (un po’ come le strutture in cui si gioca a tennis d’inverno) che verrà protetto dalle radiazioni solari e dai micrometeoriti grazie alla struttura creata dalla stampante 3D. Il punto più probabile dove far sorgere questo primo insediamento sarà il cratere Shackleton, vicino al Polo Sud lunare e ricco di acqua (ghiacciata), fondamentale per la vita umana. Come detto, la strumentazione verrà in parte lanciata dalla Terra, in parte costruita in loco.


Tommaso Ghidini

Si tratta, come ha sottolineato Ghidini, di un cambiamento di mentalità enorme: lo spazio, per sua natura, porta un messaggio di grande forza “green”: si deve imparare ad essere parchi con l’energia, con il peso, con le dimensioni. E bisogna riciclare tutto, in maniera sistematica e costante. Ma perché tornare sulla Luna? Al di là dell’esplorazione, ci sono valide ragioni scientifiche. Le risorse preziose, tanto per cominciare: platino, titanio e soprattutto Elio-3, un isotopo preziosissimo e raro sulla Terra, che si potrebbe utilizzare come combustibile nella fusione nucleare producendo energia elettrica senza scorie radioattive e risolvendo il problema energetico della Terra. L’assenza di atmosfera, inoltre, permetterebbe di “guardare” allo spazio senza ostacoli, con dei radiotelescopi. Sarà poi un campo perfetto per testare tutte le tecnologie e le possibilità di insediamento: da Marte, prossima meta dell’umanità, sarebbe piuttosto difficile tornare, mentre dalla Luna si rientra con relativa facilità.

E quindi… Marte? E’ un pianeta ancora difficile: difficile arrivarci, difficile atterrare, difficile esplorarlo. Ma esiste una roadmap: entro il 2024 verrà costruita ed abitata una nuova stazione spaziale internazionale in orbita attorno alla Luna: la Deep Space Gateway. I suoi compiti? Sostenere tutte le missioni sulle superfici lunari; fare da “stazione di servizio” per rifornire i voli verso Marte; supportare, eventualmente, la costruzione di una base sul nostro satellite. Negli anni a venire, verranno messi in fila i “mattoni tecnologici” che consentiranno agli astronauti di affrontare un viaggio verso il pianeta rosso che, nella migliore delle ipotesi, durerà due anni e mezzo.

In realtà l’uomo già vive nello spazio. Basti pensare alla ISS (Stazione Spaziale Internazionale), un prodigio tecnologico che vola alla velocità di 28.000 km/h a 400 km dalla superficie terrestre, realizzata da Russia, Stati Uniti, ESA, Canada e Giappone al di là di screzi o tensioni reciproche. Il suo scopo? Una delle grandi utilità dell’ISS è quella di poter fare, a bordo, scienza spaziale, dei materiali e medica: si vuole comprendere quali sono i problemi legati al volo nello spazio, e in che modo si possano risolvere. In particolare, a preoccupare l’ESA sono i risvolti psicologici di un eventuale viaggio verso Marte: cosa succederà quando gli astronauti non saranno più in grado di vedere, materialmente, la Terra? E come reagiranno sei persone addestrate ma costrette in un ambiente ridotto, anche se confortevole, per un lasso di tempo enorme? In caso di emergenza, come gestiranno il ritardo nelle comunicazioni di circa quaranta minuti tra loro e la Terra? E qui il legame con la fantascienza si fa ancora più intenso. Sulla ISS fluttua Cimon, il primo robot ad intelligenza artificiale mai creato per l’esplorazione spaziale: dotato di un software di riconoscimento facciale, distingue tra gli altri l’astronauta a cui è stato assegnato (Alexander Gerst). Può seguirlo e interpretarne gli stati d’animo, scegliendo l’atteggiamento più adeguato alla sua fase psicologica. E anche se una macchina non sostituirà mai l’interazione tra due persone, potrebbe comunque essere un aiuto fondamentale per alleviare il carico di lavoro e le dinamiche psicologiche di un team.

Marte, ad ogni modo, è tutt’altro che un’incognita. E’ già stato raggiunto nel 2003 con il satellite dell’ESA Mars Express, che ha trovato un lago sotterraneo di acqua liquida salata, aprendo all’idea che sul pianeta rosso possa esserci vita attiva (cercarla sarà il compito del robot Exomars). Mars Sample Return, invece, raccoglierà nei prossimi anni i campioni lasciati a terra dalla sonda Perseverance. Verranno lanciati in orbita in un contenitore grande quanto una palla da football, che verrà incamerato da un satellite e riportato sulla Terra. Tutto questo per avere quante più informazioni possibili e preparare l’arrivo sul pianeta del primo essere umano, previsto per la fine degli anni Trenta. «Nel nostro ambiente – sostiene Ghedinisi dice che gli astronauti che andranno su Marte oggi sono un bambino o una bambina di cinque o sei anni». Ma per il pianeta rosso, oltre alle basi, agli strumenti da stampare e alle serre per alimentarsi ci sarà un ulteriore problema: il lungo viaggio non potrà essere interrotto e gli astronauti dovranno avere la possibilità di fronteggiare al meglio gli incidenti che potrebbero capitare. Tra i più probabili vi sono le ustioni (a causa di malfunzionamenti o incendi a bordo) e le fratture (perché la struttura ossea viene indebolita dall’assenza di gravità). Ecco allora che in Europa, usando cellule staminali, sono stati stampati in 3D il primo osso e la prima pelle umana. Una tecnologia (fanta)scientifica, che permetterà, in futuro quasi immediato, di testare i danni dovuti ai viaggi nello spazio e sviluppare medicine specifiche senza mettere a rischio gli astronauti.

Ma di nuovo: perché andare su Marte? Le risposte sono tante ma su tutte prevale un interrogativo: un tempo questo pianeta arido e inospitale era come la Terra. Cos’è successo? Scoprirlo potrebbe avere un’importanza enorme per il futuro del pianeta. E poi ci sono le risposte non scientifiche: Marte è lì, alla nostra portata. Per la prima volta l’umanità ha la possibilità di portare la propria cultura, la propria tecnologia, la vita stessa in un mondo in cui la vita non c’è. Il compimento di secoli e secoli di sogni e aspirazioni, in attesa forse di una nuova, ultima frontiera…


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