Covid-19: non ignoriamo i gravi effetti mentali



Il Lockdown ha portato conseguenze socio-economiche ancora inimmaginabili; non meno gravi, ma forse più misconosciuti, sono gli effetti sul benessere psicologico delle persone.

di CINZIA GASPERI

Ci sono ricerche nazionali e internazionali che esplorano le ripercussioni di questa situazione per la salute mentale: in particolare si stima che quasi la metà della popolazione italiana sia a rischio per quanto riguarda sanità e il benessere psicologico.

Le università dell'Aquila e di Roma -Torvergata hanno rilevato che il 37% degli intervistati di una loro ricerca presentava sintomi legati allo stress post-traumatico; 20% gravi problemi di ansia, 7% insonnia e il 21% sintomi da stress.

L’esperienza covid ha aspetti che possiamo definire traumatici: abbiamo sentito in pericolo la nostra incolumità o quella dei nostri cari; abbiamo vissuto l’esposizione a un pericolo di vita per noi o per chi amiamo e più questi pericoli sono stati vicini, più intense sono le conseguenze. Come effetto della situazione possiamo avere incubi, pensieri invalidanti, ansia, insonnia e attacchi di panico. Le persone tentano di gestire questo malessere, ma purtroppo spesso l’effetto è un aumento di sindromi depressive e dell’uso di alcool.

L’Onu evidenzia che siamo davanti a un diffuso disagio psicologico, che incrementa la sofferenza davanti alle preoccupazioni per la crisi economica e l’incertezza del futuro. L’impatto sulla salute mentale riguarda tutti, ma le categorie più esposte al rischio, e/o deboli risultano più coinvolte: operatori sanitari, che hanno toccato con mano la sofferenza e la morte sapendosi a rischio; le categorie fragili come anziani e bambini, ma anche i giovani che hanno perso punti di riferimento vedendo gli adulti smarriti davanti a questa situazione.

Per quanto riguarda i bambini, si è visto che il 65% dei piccoli sotto i 6 anni e il 71% di quelli sopra hanno avuto, anche in modo transitorio, problemi di comportamento e/o regressioni a stadi precedenti di sviluppo; mostrano isolamento e chiusura, difficoltà ad aprirsi al mondo esterno, paura ad uscire e frequentare posti pubblici.

Aumentano, anche per i giovani, le difficoltà relazionali con persone di famiglia, con gli amici e i conoscenti e incrementano le dipendenze legate al device (il retro della medaglia della tecnologia).

Inoltre, il forzato isolamento dei piccoli, l’assenza delle loro routine, non vedere amici, nonni, zii; non frequentare la scuola, sembra abbia tolto loro un importante elemento di sicurezza.

Sempre l’Onu rimarca che anche durante la pandemia e il Lockdown si sarebbe dovuta prendere in considerazione la salute mentale, oltre a quella fisica; considerare questi aspetti nella gestione dell’emergenza avrebbe potuto/aiuterebbe a ridurre la sofferenza, migliorare la gestione del momento e facilitare il recupero delle persone. Gli stessi servizi sanitari andrebbero riorganizzati per occuparsi anche dell’aspetto mentale delle emergenze. A tal proposito si possono considerare due fronti: le strategie per affrontare la situazione durante e dopo.

Inoltre, sarebbe fondamentale sostenere tutti nella rielaborazione di quanto accaduto, anche attraverso iniziative di accompagnamento psicologico che le istituzioni potrebbero mettere in atto per la cittadinanza. È importante sottolineare che queste esperienze psicologiche intense, di pericolo diretto o indiretto, hanno fortissimi impatti psicologici e ripercussioni, ma se non siamo davanti a danni fisici, o se accade a tutti, tendiamo a credere di non aver diritto ad un aiuto, anche se non è così.

Ci sono e ci saranno importantissime ricadute da questa situazione, e vanno gestite. Se chiudiamo gli occhi, la sofferenza troverà altri modi di esprimersi, con insonnia, attacchi d’ira, costante senso di allerta, cui non sapremo dare un senso e se le reazioni disadattive non verranno affrontate, si rischia di sviluppare risposte ancora più inadeguate quali: ansia, autolesionismo, violenza, patologie psicosomatiche.

Invece, sarebbe d’aiuto sviluppare l'abilità di leggere la realtà senza lasciarsi prendere dai due estremi (sovrastimare o sottostimare il pericolo); ricordando che abbiamo bisogno di tempo per adattarci alle situazioni.

È importante lasciare il giusto spazio a tutte le emozioni: accettare l'ansia e la preoccupazione, ascoltare di quali bisogni ci parla e poi, lasciarla andare, per attivarci in modo adattivo; concertarsi su attività costruttive che fanno bene, mantenere le sane abitudini di una vita equilibrata e attiva (piccoli piaceri, condividere quanto sperimentiamo) esercizi di respirazione e mindfulness per restare radicati nel presente in modo adattivo.

Queste sono solo alcuni degli spunti che possiamo mettere in atto, ricordando che se la sofferenza diventa troppa è buona cosa chiedere un aiuto e condividere con i nostri cari.

dott.ssa Cinzia Gasperi

www.gaspericinzia.it

Psicologa clinica e psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale



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