Covid-19: l'Ue rischia di perdere l'autosufficienza alimentare





Quest'anno l’Unione Europea rischia di perdere l’autosufficienza alimentare e il suo ruolo di principale esportatore mondiale di alimenti per un valore di 151,2 miliardi di euro, con un surplus commerciale nell’agroalimentare di 31,9 miliardi.




A segnalare il pericolo è Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, che commenta positivamente l’importanza data al settore agricolo nel documento di posizione del PPE e l’interrogazione presentata alla Commissione Europea da Antonio Tajani, vicepresidente del partito popolare europeo insieme ad altri europarlamentari, per rafforzare il settore agroalimentare che si è fatto carico di rischi e sacrifici per il bene della collettività.


Un sistema che – sottolinea Prandini  – poggia anche sui primati dell’agricoltura Made in Italy che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta al riso, dal vino alla gran parte dei prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.


«E’ necessaria una risposta adeguata dalla Commissione Ue e dei Capi di Stato e di Governo con il riconoscimento del ruolo centrale e strategico dell’agricoltura nella proposta relativa al Quadro Finanziario Pluriennale Ue 2021 – 2027 dove i tagli di risorse paventati sono inaccettabili e devono invece essere previsti opportuni strumenti e finanziamenti, anche fuori dal bilancio della Pac, per gestire l’attuale crisi».


In gioco c’è una filiera allargata che in Italia dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con l’allarme globale provocato dal Coronavirus che – sottolinea Prandini – ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti per l’agroalimentare che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità.  



Ci sono le condizioni – continua Prandini  – per rispondere alle domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Investire è dunque un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore e garantisca al Paese le scorte alimentari strategiche di cui ha bisogno.


L’Italia in futuro – conclude Prandini – potrà trarre beneficio dalla sua tradizione rurale ma occorre invertire la tendenza del passato a sottovalutare il patrimonio agroalimentare nazionale in una situazione in cui l’ultima generazione è stata responsabile della perdita di ¼ delle terre fertile nella Penisola per colpa dell’urbanizzazione e dell’abbandono forzato.




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