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Covid-19 e inquinamento: ecco i killer invisibili

Aggiornamento: 8 giu 2020



Sono 9 milioni i morti all’anno per inquinamento secondo l’ultimo studio pubblicato a dicembre dal GAHP (Global Alliance on Health and Pollution), una associazione nata nel 2019 per combattere i problemi dell’inquinamento che comprende una sessantina tra stati, agenzie bilaterali (tra cui la Commissione Europea) e internazionali (come la Banca Mondiale, l’UNICEF, le agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di sviluppo e ambiente e la Banca per lo sviluppo dell’Asia), ONG e istituti accademici (tra cui l’Harvard School of Public Health).


Guidano la triste graduatoria delle morti premature correlate all’inquinamento India e Cina ma nella “top ten” ci sono anche gli Stati Uniti e la Federazione Russa. In Europa invece peggio dell’Italia, con 57 mila decessi, solo Bulgaria,Croazia e Grecia e la maggior parte, più di 29 mila, sono per l’inquinamento atmosferico di cui le polveri sottili rappresentano il killer principale.

Praticamente il 15% di tutti i decessi prematuri a livello planetario è causato dagli effetti dell’inquinamento che uccide tre volte tanto rispetto ad Aids, tubercolosi e malaria messe insieme e 15 volte di più che tutte le guerre o tutte le altre forme di violenza. E l’inquinamento atmosferico è il principale fattore perché strettamente correlato alle malattie cardiovascolari e respiratorie, ictus e tumori.

Soprattutto le polveri sottili, che non sono solo i “famosi” PM 10 ma anche 5 e 2.5, dove il numero indica il diametro in micron, sono particelle così piccole, un decimo del diametro di un capello, che entrano indisturbate nel nostro organismo privo di barriere per filtrare polveri al di sotto di certe dimensioni…questo fenomeno provoca poi la “bioaccumulabilità”: in pratica i metalli pesanti (piombo, vanadio, cadmio, cromo, zinco, nichel, magnesio), idrocarburi, altre sostanze tossiche o elementi radioattivi riescono a superare le barriere di filtraggio dell’apparato respiratorio e si concentrano nei polmoni. Particelle ancora più piccole, come il PM 1 o PM 0.1 chiamato “particolato ultrafine”, riescono addirittura ad arrivare fino agli alveoli dei polmoni riuscendo a rallentare lo scambio dell’ossigeno con il sangue riducendo così, per sempre, la funzionalità dei polmoni, come le particelle di amianto che solo dopo decenni si è scoperto...


LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE DI FLAVIO LUCIO ROSSIO SU IL CINQUE EXTRA DI MAGGIO




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