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Borgo Valsugana. Il resoconto dei quattro giorni di festa degli Alpini


La cerimonia del 2 giugno in piazza (Foto I. Piacentini)



di IVAN PIACENTINI

Quattro giorni di festa e celebrazioni per il centenario del Gruppo Alpini di Borgo, fondato nel lontano 1923. Quattro giorni di cori, eventi e cerimonie, in cui il paese della bassa Valsugana si è trasformato nella capitale trentina degli Alpini: nelle stesse giornate, infatti, si sono svolti anche il raduno sezionale di Trento e il raduno di zona della Valsugana e del Tesino.


Il primo evento si è tenuto già il 21 maggio, con il Coro Lagorai di Torcegno alla chiesa di Santa Maria ad Nives. Che sarebbe stato un centenario partecipato lo si è capito già in occasione di questo concerto: alla chiesa in val di Sella, ricostruita proprio dagli Alpini dopo la tempesta Vaia, erano infatti presenti circa centocinquanta persone.

Non è un caso che il primo appuntamento delle celebrazioni sia stato musicale: i cori alpini raccontano la vita quotidiana sulle montagne, le persone, la nostalgia, la guerra e sono divenuti col tempo patrimonio musicale di intere generazioni.

Nutrita anche la presenza di spettatori alla proiezione, il 31 maggio, del film La seconda via di Alessandro Garilli: una pellicola nata da più di un decennio di ricerche, incentrata sulla tragica ritirata degli italiani dell’Armir, l’Armata di Russia, tra il dicembre del 1942 e il gennaio del 1943.

Nella mattinata di giovedì 1 giugno le celebrazioni sono entrate nel vivo, con numerose attività dedicate alle scuole, tra cui la cerimonia di consegna della grande bandiera tricolore, preparata per l’occasione da sarte volontarie, ai rappresentanti dell’Istituto Comprensivo di Borgo Valsugana. Ha fatto seguito, allo Spazio Klien presso il Municipio, l’apertura della mostra con i disegni dei ragazzi dell’Istituto, ispirati dal tema del concorso “Ieri e nel cuore alpini, oggi e domani cittadini”.


Autorità e pubblico,2 giugno (Foto I. Piacentini)

Dopo la pastasciutta offerta dal Gruppo Alpini Borgo agli studenti dell’Istituto Comprensivo, è stato il momento dello spettacolo di burattini Arlecchinate, di e con Paolo Rech del Bambabambin Puppet Theatre. Nel pomeriggio, la festa è proseguita con l’inaugurazione della mostra dedicata alla storia degli Alpini, sempre allo spazio Klien. L’allestimento è stato curato da Ascvot (Associazione Storico Culturale Valsugana Orientale e Tesino), compagine che si occupa della Mostra permanente della Grande Guerra in Valsugana e Lagorai. In seguito l’Auditorium di Borgo si è animato con le note e i colori dello spettacolo Walt Disney Night, dell’associazione teatrale Figli delle stelle. A chiudere la giornata, nella suggestiva cornice della chiesa di Sant’Anna, il concerto a due voci del Coro Valsella e del Coro Associazione Nazionale Alpini Vittorio Veneto.

La Festa della Repubblica, venerdì 2 giugno, è stata celebrata con una cerimonia ufficiale in piazza Degasperi. Tra le autorità l’assessore provinciale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Famiglia Stefania Segnana, in rappresentanza della Giunta provinciale, e il sindaco di Borgo Enrico Galvan. Significativo il suo intervento, nel quale ha ricordato che parlare di Repubblica vuol dire parlare di persone in grado di costruire una comunità coesa e solidale. Un percorso indicato chiaramente dalla Costituzione, ma che si scontra ancora con un sistema d’odio ben radicato. «Si deve avere il coraggio di fare comunità anche su questo: sulla necessità che l’altro potremmo essere noi. […] I diritti costituzionali ci insegnano che dobbiamo comprendere di più gli altri, e accettare che possono essere diversi da noi. [...] Il diritto al lavoro, allo studio, alla salute e i diritti civili sono principi inviolabili che si accompagnano ad un vivere sociale inclusivo». A seguire, il concerto della Banda Civica di Borgo Valsugana. Numerose le attività di contorno, partendo da giochi e laboratori per i bambini e proseguendo con la presenza della Cooperativa Sociale AbilNova e del suo Dark on the road: un mezzo speciale dedicato alla sensibilizzazione, che consente al pubblico di immergersi nella completa oscurità di un bar gestito da camerieri ciechi e ipovedenti.

Nel pomeriggio la festa si è spostata nel sito storico della Rocchetta, un piccolo promontorio a sud dell’abitato di Borgo, utilizzato durante la Grande guerra come luogo di osservazione da entrambi gli eserciti. Qui sono stati allestiti degli accampamenti didattici, a cura di numerose compagnie di rievocazione storica: Reparto storico del Tirolo Meridionale, Artiglieria Storica Strigno Valsugana e Argine Maestro Saletto di Piave – I Caimani del Piave. Le stesse compagini hanno dato vita alla rievocazione di una battaglia della Prima guerra mondiale, con assalti e salve di artiglieria. Uno spettacolo che ha riscosso gli applausi delle quasi duecento persone salite nel sito storico per l’occasione. A chiusura della giornata un ospite d’eccezione: Toni Capuozzo, giornalista, scrittore e conduttore televisivo, che ha seguito per decenni conflitti in ogni parte del mondo, ed è autore di numerosi libri sull’argomento. Nel suo intervento moderato da Lucio Gerlin, ha parlato anche di guerra e media, in un evento bellico che ha visto gli Alpini tra i suoi protagonisti: la Prima guerra mondiale. Inevitabile poi il riferimento all’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, al ruolo dell’informazione nel polarizzare gli schieramenti, nel disumanizzare il nemico e nel creare una retorica dei buoni contro i cattivi che renda “sopportabile” la guerra agli occhi dell’opinione pubblica. «Non è un caso che nei canti degli Alpini non ci sia una sola canzone che sia celebrativa della guerra. La guerra è brutta. È brutto salutare la morosa, lasciare il tuo paese, veder morire i tuoi commilitoni. Gli Alpini la guerra l’hanno fatta con onore, con coraggio, ma odiandola e chiedendosi il perché». Ad arricchire la serata la partecipazione del dottor Luca Girotto, in qualità di esperto di storia della Grande guerra.

Il sabato ha visto la prima edizione della gara di corsa in salita Don Cesare Trail, su un tracciato di 24 km e 1.500 metri di dislivello, attraverso luoghi e sentieri di importanza storico -culturale: uno fra tutti proprio la Rocchetta, con i suoi resti di gallerie e trincee. In piazza, nel frattempo, il pubblico ha potuto conoscere la Protezione civile della Valsugana e del Tesino, incontrando le numerose associazioni del territorio che svolgono questa preziosa missione.

Spazio anche alle attività per bambini e famiglie, con i laboratori e le attività di orienteering, in collaborazione con l’associazione Panda orienteering di Borgo. Momento clou è stata l’intitolazione ufficiale del Ponte degli Alpini. A riprova dell’importanza simbolica del gesto, la cerimonia ha visto la presenza del picchetto d’onore del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini, oltre al vessillo delle sezioni di Trento e Bassano del Grappa. A conclusione, la Banda civica di Borgo ha accompagnato la deposizione di una corona al Monumenti dei caduti, nella chiesa di Sant’Anna.

Più tardi, la biblioteca del paese ha ospitato la presentazione del libro Noi siamo i Vèci, di Paolo Campanardi, conduttore televisivo della serie Metal detective su DMAX, gestore di un rifugio in alta montagna e guida storica.

A chiudere la giornata, nella chiesa arcipretale di Borgo, il concerto di uno tra i cori più noti a livello nazionale, il Coro dei congedati della brigata alpina Orobica don Bruno Pontalto (alla sua 541esima esibizione), in collaborazione con la scuola di musica SIM.


Scopertura targa dedicazione ponte agli Alpini il 3 giugno (Foto I. Piacentini)

E finalmente, nella mattinata di domenica, la sfilata ufficiale con ben 159 gagliardetti, 8 gonfaloni dei Comuni e 2 vessilli (Trento e Bassano del Grappa ) e con la partecipazione delle Fanfare. Un corteo che si è snodato per i quasi due km di percorso nelle vie del centro storico di Borgo, preceduto dall’immenso Tricolore lungo ben 103 metri e salutato da un pubblico numeroso e in festa, fino a piazza Degasperi. Qui più di 2 mila partecipanti hanno assistito alla Santa messa celebrata dal Vescovo emerito di Trento, monsignor Luigi Bressan con il parroco don Roberto Ghetta e con l’accompagnamento del Coro sezionale Alpini Trento.

Alla cerimonia ha partecipato anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, con l’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana.

Il patrimonio di valori espresso dalle penne nere è stato al centro di tutti gli interventi seguiti alla messa. E proprio «per non disperdere questa ricchezza – ha affermato il presidente della sezione A.N.A. di Trento Paolo Frizzi è importante ripristinare il servizio militare garantendo il ricambio generazionale. Un servizio orientato all’impegno civico a favore della comunità. Tra dieci o dodici anni – ha aggiunto Frizzi la nostra Protezione Civile rischia di non avere più nuove risorse umane». Gli ha fatto eco il consigliere nazionale A.N.A. Maurizio Pinamonti.

«Sarebbe importante – ha affermato al termine delle celebrazioni il presidente Fugatti un eventuale intervento legislativo nazionale che potrebbe, con qualche modalità, mettere nuovamente a disposizione dei giovani i valori e gli ideali degli Alpini. Non ci compete – ha aggiunto Fugattima facciamo nostro questo appello fatto dagli Alpini in Trentino».

Durante gli interventi ufficiali, è stato letto un messaggio di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne predisposto dalla Commissione provinciale per le pari opportunità.

A Borgo Valsugana erano presenti, fra gli altri, il sindaco Enrico Galvan, il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Paccher, il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, il consigliere Claudio Cia, la senatrice Elena Testor, il Capogruppo Alpini Borgo Valsugana Emanuele Deanesi, una nutrita rappresentanza di sindaci del territorio nonché numerosi rappresentanti delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile.

Al termine della solenne cerimonia, dopo il rancio alpino a cura dei Nu.Vol.A. (NUcleo VOLontari Alpini), piazza Degasperi si è riempita nuovamente delle note del Coro dei congedati della brigata alpina Orobica e del Coro da camera trentino, ensemble tutto al femminile guidato da Giancarlo Comar, direttore della Scuola di musica di Borgo, Levico e Caldonazzo.

Nel tardo pomeriggio, a chiusura di questi intensi quattro giorni, la cerimonia di ammaina-bandiera.


Cerimonia dell'ammainabandiera (Foto I. Piacentini)

Profonda la soddisfazione di Emanuele Deanesi, capogruppo del Gruppo Alpini di Borgo Valsugana. «Abbiamo portato a termine questo nostro impegno, questi sei giorni di festa partiti con il bellissimo concerto del 21 maggio e proseguiti con tutte le manifestazioni che abbiamo messo in programma. È il coronamento di un lavoro cominciato già nel giugno del 2022, per festeggiare al meglio questo traguardo importante, e dopo essere usciti dai due anni di pandemia volevamo fare qualcosa che potesse lasciare il segno.

Nel lavoro abbiamo voluto avvicinare tutta la popolazione e siamo riusciti ad avere un’ottima partecipazione in termini di persone, e il tempo è stato clemente. Gli eventi del giovedì, che ci hanno permesso di festeggiare insieme ai più piccoli e giovani, sono stati particolarmente apprezzati da chi ha potuto avvicinarci al nostro mondo, conoscere e sapere cosa sono gli Alpini, cos’è la Protezione civile, e cosa vuol dire essere pronti a dare una mano alla comunità».

Riguardo ai concerti, il capogruppo racconta di come i concerti a due voci siano «una consuetudine in queste manifestazioni, e in quello di giovedì i due cori (Valsella e A.N.A. Vittorio Veneto) non si sono certo tirati indietro, dando vita a un’ottima prestazione molto apprezzata dalla cittadinanza».

Prosegue Deanesi: «Abbiamo voluto rimanesse un segno tangibile della presenza dell’Alpino in paese, e grazie al sostegno dell’amministrazione comunale abbiamo potuto intitolare agli Alpini proprio il ponte pedonale che si trova davanti a un luogo simbolico, il museo della Grande guerra. Siamo stati fortunati. il tempo è stato clemente per tutta la mattinata e abbiamo avuto un enorme afflusso di persone, che non si è fermato neanche nel pomeriggio nonostante la pioggia battente. I 103 metri di bandiera Tricolore che hanno aperto il corteo hanno dato un’impronta unica alla sfilata, e siamo certi che la ricorderanno in molti come qualcosa di sentito e partecipato. I ringraziamenti vanno a tutto il direttivo che mi ha coadiuvato, al Comune, alle associazioni partecipanti e alle persone che ci hanno dato una mano. E anche alle mogli, per la pazienza che hanno avuto nel sopportarci in questo periodo».









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