Alta Valsugana Smart Valley: coworking vicino casa, un'opportunità di sviluppo oltre la crisi


Giorgio Vergot, Daniele Lazzeri e Paolo Campagnano

La Cassa Rurale Alta Valsugana, in collaborazione con Impact Hub Trentino, promuove un progetto di coworking per liberi professionisti, imprenditori, start-up, ma anche per i dipendenti, mettendo a disposizione spazi in cui lavorare vicino a casa, incontrarsi, collaborare e stimolare la nascita di nuove idee...



di JOHNNY GADLER

La pandemia ci ha imposto non solo nuovi stili di vita, ma anche nuove modalità di lavoro, come lo smart working, ovvero il lavoro effettuato da casa, anziché dall’ufficio. Una formula che indubbiamente presenta dei grandi vantaggi, come più tempo da dedicare alla famiglia o ai propri hobby, una minore incidenza sui trasporti, non solo in termini economici, ma anche ambientali.

Di contro, però, lo smart working evidenzia anche un rovescio della medaglia: lavorando da casa, infatti, spesso ci si sente più soli, perché si azzerano i contatti sociali con l'esterno, mentre il dover condividere gli spazi con il resto della famiglia, alla lunga può risultare stressante e problematico.

In risposta alle sfide della pandemia e alle nuove esigenze lavorative del futuro, in Valsugana sta nascendo un progetto del tutto inedito e innovativo per il territorio: Alta Valsugana Smart Valley.

A promuoverlo è stata la Cassa Rurale Alta Valsugana, in collaborazione con Impact Hub Trentino, con l’obiettivo di creare degli spazi di coworking sul territorio, ovvero degli uffici condivisi a disposizione della cittadinanza, cogliendo così un’opportunità di sviluppo locale, per andare oltre la crisi.

Gli spazi di coworking saranno messi a disposizione dalla Cassa Rurale Alta Valsugana per le esigenze di liberi professionisti, imprenditori, startupper, ma anche per dipendenti in telelavoro e smart worker, che così potranno trovare uno spazio dove lavorare vicino a casa, incontrarsi, collaborare e dare vita a nuove idee, sempre nel pieno rispetto delle norme di sicurezza vigenti.

Questa ambiziosa iniziativa scaturisce dalla sintesi di due considerazioni di fondo.

«La prima – ci spiega Giorgio Vergot, Vicepresidente della Cassa Rurale Alta Valsuganarientra in una riflessione di portata globale. Da almeno un decennio molti studi economici internazionali evidenziavano come lo sviluppo futuro sarebbe stato appannaggio solo delle megalopoli. Per l’Italia si parlava dell’asse Milano-Torino, forse Roma, poi il deserto assoluto. Sembrava, quindi, che il domani dei nostri nipoti fosse ormai inesorabilmente segnato dal dover trasferirsi in una grande città, abbandonando progressivamente le zone periferiche, come ad esempio le nostre valli di montagna. Il ragionamento di per sé è logico: se il lavoro finisce per essere accentrato nelle megalopoli, si deve necessariamente andare a vivere là dove si può lavorare».

E quindi dire addio al proprio paesino di montagna, ricco di amenità paesaggistiche e naturalistiche finché si vuole, ma povero di opportunità lavorative. Tuttavia, se nella pandemia vogliamo individuare un lato positivo, questo – afferma Giorgio Vergot – «è proprio il fatto di aver fortemente rimesso in discussione tale assunto che pareva incrollabile; oggi infatti sappiamo, grazie anche all'enorme sviluppo degli strumenti informatici, che una delocalizzazione non è soltanto possibile – a patto ovviamente che vi sia una rete di connessione stabile ed efficiente – ma è addirittura auspicabile, sia in termini di qualità della vita che di rispetto dell’ambiente. Proprio su quest’ultimo aspetto vorrei ricordare il recente libro di Luca Mercalli, dal titolo “Salire in montagna” (Einaudi 2020), nel quale il noto climatologo invita tutti a trasferirsi a vivere nelle zone pedemontane, perché le pianure, per effetto del surriscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico, diventeranno sempre più inospitali. La montagna, insomma, non appare più quel luogo isolato da cui fuggire per cercare un futuro lavorativo migliore, bensì diventa, se adeguatamente cablata, un modello di sviluppo molto appetibile e soprattutto ecosostenibile».

La seconda considerazione su cui si fonda questo progetto, invece, è di natura prettamente locale e riguarda in modo diretto la Cassa Rurale Alta Valsugana.

«Dopo il processo di fusione completato qualche anno fa – ci spiega infatti il Vicepresidente CRAV Giorgio Vergotla Cassa Rurale si è ritrovata, per via dell’accentramento di alcuni servizi, con un patrimonio immobiliare in parte da riconvertire a nuove destinazioni d’uso. Da qui l’idea di mettere a disposizione questi spazi per le esigenze lavorative di liberi professionisti, imprenditori, start-up, ma anche per dipendenti in telelavoro».

Al fine di realizzare concretamente questo progetto, la Cassa Rurale Alta Valsugana ha voluto individuare un partner che già avesse una consolidata esperienza in materia e pertanto si è rivolta a Impact Hub Trentino, realtà che da oltre 10 anni si occupa con successo di innovazione social e coworking sul territorio.

«L’intesa con la Cassa Rurale Alta Valsugana è avvenuta in maniera molto naturale – spiega Paolo Campagnano, direttore di Impact Hub Trentinoanche perché già alcuni anni fa avevamo collaborato con l’allora Cassa Rurale di Caldonazzo per l’iniziativa “Piazze Vive” con cui si voleva ravvivare il centro storico di Caldonazzo. Ora ci siamo trovati subito d’accordo sul voler stimolare le ambizioni imprenditoriali presenti sul territorio, rivolgendoci a quegli imprenditori, giovani e meno giovani, che vogliano cogliere le opportunità di innovazione e di mercato che si stanno affacciando all’orizzonte».

Per avere un quadro indicativo circa le esigenze del territorio – chi ha bisogno di una scrivania o di un ufficio quotidianamente, chi cerca un punto d’appoggio per il telelavoro o per lavorare fuori casa alcune giornate, chi necessita di un posto per incontrare i clienti o fare riunioni – è stato elaborato e diffuso attraverso tutti i canali della Cassa Rurale un apposito questionario che è ancora possibile compilare entro fine marzo.

«Alcuni – osserva il Vicepresidente Vergotmagari ritenevano che questo tipo di esigenza non fosse presente in Alta Valsugana. Invece essa è emersa in tutta la sua preponderanza. I primi dati di cui già disponiamo, ci danno conferma del fatto che il modello adottato sia quello corretto, poiché in alcune settimane sono già arrivate tantissime richieste (collocabili in una fascia d’età molto ampia, che va dai 19 ai 73 anni) e per certi aspetti piuttosto sorprendenti».

«Di solito – ci spiega infatti il direttore di Impact Hub Trentino Paolo Campagnanogli utenti che maggiormente ricorrono al coworking sono perlopiù liberi professionisti o piccoli imprenditori. In questo caso, invece, abbiamo riscontrato un altissimo numero di richieste provenienti da dipendenti che lavorano in smart working e che, evidentemente, incontrano delle difficoltà a svolgere il proprio lavoro fra le quattro mura domestiche».

Quali siano le maggiori problematiche evidenziate da chi ha trasformato la propria abitazione in ufficio si evince chiaramente dal questionario.

«Innanzi tutto – continua Campagnanovi è l’impossibilità di dividere gli spazi della vita privata da quelli del lavoro; a seguire troviamo problemi di connessione internet, difficoltà di concentrazione, isolamento, mancanza di spazi… Un altro dato interessante è che tante persone sarebbero orientate ad utilizzare questi spazi magari per 2-3 giorni a settimana, pertanto non si deve immaginare di dover andare per forza tutti i giorni al coworking, ma questa soluzione può essere considerata come una valvola di sfogo, uno spazio dove poter trovare una socialità diversa rispetto a quella familiare».

Se i dati definitivi del sondaggio saranno disponibili solo ai primi di aprile, già si sta creando una community di persone interessate alla tematica del coworking.

«Il gruppo di lavoro – afferma Campagnanosarà a disposizione delle pubbliche amministrazioni interessate, delle associazioni e dei cittadini per proseguire nella progettazione degli spazi e dei servizi che caratterizzeranno “Alta Valsugana Smart Valley”.

D'altronde il progetto punta davvero in alto.

«Infatti – prosegue il Vicepresidente CRAV Vergot l’idea di valorizzare il nostro patrimonio immobiliare, mettendolo a disposizione di chi ne manifesti l’esigenza, appare solo il primo step. L’obiettivo finale è quello di avere un bacino d’utenza sufficiente per creare un vero spazio di coworking, in grado di fare la differenza anche da un punto di vista imprenditoriale. Una sorta di incubatore di nuove idee e di grande progettualità, un modello che vari startupper già conoscono; pensiamo ad esempio ai tre ragazzi che si sono inventati un diffusore sonoro riutilizzando il legname schiantato dalla tempesta Vaia. Del resto le buone idee camminano da sole, il modello diventa contagioso ed è così che si possono trasformare avversità che paiono insormontabili in grandi opportunità di sviluppo. Viviamo ormai in una realtà molto accelerata, che richiede un costante aggiornamento e quindi una propensione al confronto e anche all’innovazione. Le sinergie e le contaminazioni di idee che avvengono tra persone che condividono lo stesso spazio di lavoro, laddove vi sia un facilitatore, un’organizzatore di relazioni, non può che risultare vincente».

Ma al di là di tutti questi aspetti – già di per sé assai qualificanti per il territorio della Valsugana e per le sue generazioni future – il progetto Alta Valsugana Smart Valley potrebbe rivelarsi un’ottima carta da giocare anche in chiave di promozione turistica.

«Pensiamo ad esempio – afferma Campagnanoalle famiglie che abitano nelle grandi città e che potrebbero venire per qualche settimana in Valsugana, assicurando ai figli un periodo di vacanza a contatto con la natura, riuscendo nel contempo a lavorare in smart working per uno o più giorni alla settimana. Un surplus di servizi, quelli offerti dal coworking, che potrebbero rivelarsi un’ottima strategia di marketing turistico da spendere con successo già nel corso della prossima stagione estiva. A tale proposito ci siamo già attivati nell'intento di coinvolgere i vari interlocutori potenzialmente interessati a questa offerta turistica innovativa».

Ecco dunque spiegato perché il progetto Alta Valsugana Smart Valley rappresenta non solo una valida e immediata risposta alle nuove e crescenti esigenze lavorative dei valsuganotti, ma anche un volano per la crescita e la competitività dell’imprenditoria locale, nonché per lo sviluppo culturale e turistico dell’intera Valsugana.

Uno sviluppo perfettamente – e finalmente! – coniugato con il valore sempre più imprescindibile della sostenibilità ambientale, nonché della salvaguardia del territorio e delle sue comunità, affinché un domani in Valsugana – anziché rimpiangere “quant'era verde la mia valle” , come poteva accadere prima della pandemia – si possa dire, con legittimo orgoglio, “quanto è diventata smart la mia valley” .




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